Di Dott. Raffaele Cicorella, Biologo Nutrizionista iscritto all’Ordine dei Biologi di Puglia e Basilicata · Ultimo aggiornamento: ottobre 2026 · Tempo di lettura: 14 minuti

Dott. Raffaele Cicorella, biologo nutrizionista, in camice in studio
Dott. Raffaele Cicorella, biologo nutrizionista

Se hai una malattia autoimmune e hai cercato su Google “cosa mangiare”, prima o poi ti sei imbattuto in tre lettere: AIP. Su Instagram sembra la soluzione a tutto. Nei gruppi Facebook c’è chi giura di essere rinato e chi dice che è una dieta impossibile. E quasi tutto quello che trovi online è in inglese.

In questa guida ti spiego, senza medichese e senza promesse miracolose:

⚠️ Prima di iniziare. Il protocollo AIP è un approccio nutrizionale di supporto alla terapia prescritta dal tuo medico. Non la sostituisce. Non sospendere o modificare farmaci senza aver parlato con il tuo medico, endocrinologo, reumatologo o gastroenterologo.

Cos’è il protocollo AIP in breve

Il protocollo AIP (Autoimmune Protocol, in italiano “protocollo autoimmune”) è una dieta di eliminazione temporanea pensata per le persone con malattie autoimmuni. Per un periodo limitato si tolgono gli alimenti che più spesso possono stimolare il sistema immunitario o irritare l’intestino. Poi li si reintroduce uno alla volta, per capire quali il tuo corpo tollera e quali no.

È spesso chiamata dieta autoimmune paleo perché parte dalla dieta paleolitica (carne, pesce, verdure, frutta, niente cereali né legumi). È, però, più restrittiva: nella prima fase toglie anche uova, frutta secca, semi, solanacee (pomodori, patate, melanzane, peperoni), caffè e cioccolato.

Il protocollo è stato reso popolare negli anni 2010 soprattutto dalla ricercatrice americana Sarah Ballantyne, con il libro The Paleo Approach. Da allora è stato studiato in alcuni piccoli trial clinici, che vediamo più sotto.

In una frase: l’AIP non è una dieta da seguire per sempre. È un esperimento strutturato per costruire la tua alimentazione personalizzata.

Perché proprio questi alimenti? Il ragionamento dietro l’AIP

Ai miei pazienti spiego le malattie autoimmuni come il risultato di tre fattori che si combinano:

  1. Predisposizione genetica: le tue “carte di partenza”. Da sola non basta a innescare la malattia.
  2. Fattori scatenanti ambientali: infezioni, stress cronico, sonno disordinato, alcuni farmaci, tossine.
  3. Barriera intestinale compromessa: un intestino più permeabile del dovuto (il cosiddetto leaky gut) lascia passare più facilmente molecole che “allertano” il sistema immunitario.

La genetica non si può cambiare. Sugli altri due fattori, invece, si può lavorare. L’AIP parte da qui: riduce per qualche settimana l’esposizione agli alimenti che, secondo la letteratura, possono:

Un approfondimento: c’è anche un meccanismo chiamato mimetismo molecolare, per cui alcune proteine esterne “assomigliano” ai nostri tessuti e possono confondere il sistema immunitario. È uno dei concetti più affascinanti dell’immunologia moderna. Lo spiego passo per passo nella mia lezione gratuita sul mimetismo molecolare.

Una precisazione onesta: non tutti questi alimenti fanno male a tutti. Le uova, il cacao, il caffè o il pomodoro sono cibi tutto sommato ottimi per la maggior parte delle persone. L’AIP li toglie temporaneamente non perché siano cattivi, ma per avere una “base pulita” da cui capire come reagisci tu.

Le 2 fasi del protocollo AIP

Fase 1: eliminazione (in genere da 30 a 90 giorni)

Si tolgono tutti gli alimenti della lista “no” (la trovi sotto) e ci si concentra su cibi freschi e ricchi di nutrienti: carne, pesce, verdura, frutta, grassi di qualità, alimenti fermentati.

Quanto dura? Dipende dalla persona. Negli studi clinici la fase di eliminazione è durata circa 6 settimane. Nella mia pratica la imposto di solito tra 30 e 90 giorni. L’obiettivo non è resistere il più a lungo possibile: è arrivare a un miglioramento stabile dei sintomi, per poi passare alla fase successiva.

Fase 2: reintroduzione strutturata

Gli alimenti esclusi rientrano uno alla volta, in piccole dosi, osservando per qualche giorno come reagisce il corpo. È qui che si costruisce la tua guida alimentare personale. È anche la fase che quasi tutti saltano, sbagliando (ne parlo più sotto).

C’è poi una sorta di fase 3: mantenimento. Mangi in modo vario tutto ciò che tolleri e tieni lontano solo ciò che ti ha dato problemi.

Protocollo AIP: elenco degli alimenti consentiti e da evitare

✅ Alimenti consentiti nella fase di eliminazione

Categoria

Esempi

Carne

Pollo, tacchino, manzo, agnello, faraona, vitello, coniglio, selvaggina. Meglio se di allevamenti ad erba, pascolo (grass fed)

Pesce e frutti di mare

Salmone, sgombro, alici, sardine (ottime fonti di omega 3), merluzzo, orata, aringa, cozze, vongole

Frattaglie

Fegato e cuore. Sono tra gli alimenti più ricchi di micronutrienti; anche in piccole quantità

Verdure

Quasi tutte, tranne le solanacee: verdure a foglia, broccoli, cavoli, zucchine, carote, finocchi, asparagi, carciofi, barbabietole, porri, cipolle, aglio, funghi

Tuberi e radici

Patata dolce (patata americana), che non è una solanacea, quindi è permessa; topinambur, manioca, taro, arrowroot, chufa

Frutta

Tutta la frutta fresca, con moderazione (qualche porzione al giorno) e botanicamente rientra anche il platano seppur con profilo amidaceo

Grassi

Olio extravergine d’oliva, olio di avocado, olio di cocco, avocado, grassi animali di qualità

Cocco

Latte di cocco (senza additivi), farina di cocco, cocco grattugiato. Il cocco è permesso anche se si chiama “noce”

Fermentati

Crauti, kimchi senza peperoncino, kefir d’acqua

Erbe aromatiche e spezie da foglie o radici

Basilico, prezzemolo, rosmarino, timo, origano, salvia, menta, curcuma, zenzero, cannella, zafferano

Altro

Brodo di ossa, aceto di mele, tisane, piccole quantità di miele o sciroppo d’acero, sale

❌ Alimenti da evitare nella fase di eliminazione

Categoria

Esempi

Nota

Cereali

Frumento, farro, orzo, segale, avena, mais, riso, miglio

Anche quelli senza glutine

Pseudocereali

Quinoa, grano saraceno, amaranto

Legumi

Fagioli, ceci, lenticchie, fave, piselli, soia, arachidi

Latte e derivati

Latte, formaggi, yogurt, burro, panna, ghee

Uova

Sia l’albume che il tuorlo

Frutta secca e semi

Mandorle, noci, nocciole, pistacchi, anacardi, semi di chia, lino, girasole, sesamo

Anche come farine (es. farina di mandorle) e oli spremuti

Solanacee

Pomodoro, patata, melanzana, peperoni, peperoncino, bacche di goji

Anche la paprika e il peperoncino in polvere

Spezie da semi

Cumino, coriandolo in semi, senape, finocchietto in semi, noce moscata, pepe nero.

Il curry pronto spesso li contiene

Caffè e cacao

Caffè, cioccolato

Sono semi

Zuccheri e dolcificanti

Zucchero raffinato, dolciumi, dolcificanti artificiali, polioli come l’eritritolo

Alcol

Tutti gli alcolici

Oli di semi raffinati e cibi industriali

Olio di girasole, di mais, di soia; margarine; prodotti con emulsionanti, addensanti, coloranti

Leggi sempre le etichette

💊 Una nota sui farmaci. Alcune versioni del protocollo suggeriscono di limitare gli antinfiammatori da banco (FANS come ibuprofene). Non farlo mai di tua iniziativa se ti sono stati prescritti: parlane prima con il tuo medico.

Un errore da non fare: togliere il glutine prima di aver escluso la celiachia

Questo è un punto che vedo sbagliare spesso, ed è importante.

Se non hai mai fatto i test per la celiachia, falli prima di iniziare l’AIP. Gli esami del sangue per la celiachia (come gli anticorpi anti-transglutaminasi) sono affidabili solo se stai ancora mangiando glutine. Se lo togli prima, gli esami possono risultare falsamente negativi. A quel punto, per avere una diagnosi certa, dovresti reintrodurre il glutine per settimane.

Perché è importante saperlo? Perché la celiachia si associa spesso ad altre malattie autoimmuni, come la tiroidite di Hashimoto e il diabete di tipo 1. Inoltre, se sei celiaco, il glutine non andrà mai reintrodotto, nemmeno dopo l’AIP. Chiedi al tuo medico di prescriverti gli esami prima di partire.

La reintroduzione: la parte più importante (e la più trascurata)

Molte persone iniziano l’AIP, stanno meglio e poi restano in eliminazione per mesi o anni, per paura. È un errore, per tre motivi:

  1. Una dieta troppo restrittiva a lungo termine aumenta il rischio di carenze: calcio, vitamina D, iodio, fibre, alcune vitamine del gruppo B, magnesio.
  2. Riduce la varietà del microbiota intestinale, che si nutre proprio della varietà di fibre vegetali.
  3. Pesa sulla qualità della vita: cene fuori, pranzi in famiglia, il rapporto con il cibo.

L’obiettivo dell’AIP è mangiare in più vario possibile senza sintomi. Non mangiare il meno possibile.

Quando iniziare la reintroduzione

In genere si inizia quando:

In che ordine reintrodurre gli alimenti

Uno schema molto usato inizia dagli alimenti che in media danno meno problemi e arriva a quelli più spesso problematici. È un’indicazione di massima: l’ordine va adattato a te, ai tuoi gusti e a cosa ti manca di più.

Fase

Alimenti da testare (uno alla volta)

1

Tuorli d’uovo, oli da semi (es. olio di sesamo), burro chiarificato (ghee), legumi con baccello commestibile (taccole, fagiolini), cacao/cioccolato fondente puro, spezie da semi/bacche (es. pepe nero, cumino), caffè occasionale.

2

Albumi d’uovo, frutta a guscio (noci, mandorle, nocciole, ecc.) e semi (zucca, girasole), burro da pascolo, caffè quotidiano, piccole quantità di alcol (es. vino per cucinare).

3

Melanzane, patate bianche (senza buccia), peperoni dolci, latticini da pascolo (formaggi stagionati, latte intero, panna), lenticchie, anacardi e pistacchi.

4

Pomodori, peperoncino e spezie derivate dalle solanacee (es. paprika), patate con buccia, cereali senza glutine (riso bianco, avena certificata), altri legumi (fagioli, ceci), alcol in dosi moderate.

Il glutine, se non sei celiaco, si valuta per ultimo e caso per caso.

Come reintrodurre un alimento: il metodo passo per passo

  1. Scegli un solo alimento (per esempio il tuorlo d’uovo).
  2. Giorno 1: mangiane una piccola quantità (per esempio mezzo cucchiaino). Se non noti reazioni nelle ore successive, aumenta la dose. Se invece noti qualcosa, fermati.
  3. Nei giorni successivi non introdurre altri alimenti nuovi. Osserva per almeno 3-5 giorni: alcune reazioni non sono immediate. Per specifici soggetti con un sistema immunitario altamente reattivo, alcuni protocolli arrivano a 5-7 giorni.
  4. Se tutto va bene, l’alimento entra stabilmente nella tua dieta e passi al successivo.
  5. Se hai una reazione, l’alimento torna fuori per ora. Si potrà ritestare più avanti, anche dopo qualche mese.

Cosa osservare: tieni un diario

Annota ogni giorno cosa hai mangiato e come ti senti. I segnali più comuni a cui fare attenzione:

Piano di recupero in caso di reazioni avverse dopo reintroduzione
Se dopo aver provato un cibo compaiono gonfiore, dolore articolare o stanchezza, niente panico! Avete scoperto un cibo che per ora il vostro corpo non tollera. Verrà rimesso da parte per 2-3 mesi.

In quel momento fermate la reintroduzione e applicate il piano di recupero in 3-7 giorni:

Quindi, se stavi testando un alimento della “Fase 2 delle reintroduzioni” (ad esempio i tuorli d’uovo o le noci) e hai avuto una reazione:

Cosa dice la scienza sul protocollo AIP

Qui voglio essere onesto con te, perché online si legge di tutto. Le prove sull’AIP sono promettenti ma ancora limitate. Ad oggi gli studi pubblicati sono piccoli e quasi tutti senza gruppo di controllo. Ecco i principali.

Malattie infiammatorie croniche intestinali (Crohn e rettocolite ulcerosa). Nel 2017 un gruppo di ricercatori della Scripps Clinic (California) ha seguito 15 pazienti con malattia attiva: 6 settimane di eliminazione e 5 di mantenimento. Erano persone con una malattia di lunga data (in media 19 anni), e circa la metà assumeva già farmaci biologici. Gli indici di attività della malattia sono migliorati in modo significativo sia nel Crohn sia nella rettocolite. La calprotectina fecale, un marcatore di infiammazione intestinale, è scesa in media da 471 a 112, ma la differenza non era statisticamente significativa. Nei 7 pazienti che hanno ripetuto l’endoscopia si sono visti miglioramenti in 6 casi. La PCR invece non è cambiata in modo significativo (Konijeti et al., Inflammatory Bowel Diseases, 2017). Uno studio successivo sullo stesso gruppo ha registrato un miglioramento della qualità di vita già dopo 3 settimane (Chandrasekaran et al., Crohn’s & Colitis 360, 2019).

Tiroidite di Hashimoto. In uno studio pilota del 2019 su 17 donne (16 hanno completato il percorso) l’AIP faceva parte di un programma di 10 settimane con supporto di un health coach. Il carico di sintomi misurato con un questionario è sceso da 92 a 29 punti, la qualità di vita è migliorata in tutte le aree e la PCR (un indice di infiammazione) è calata del 29%. Però TSH, ormoni tiroidei e anticorpi anti-tiroide non sono cambiati in modo significativo (Abbott et al., Cureus, 2019). In un altro studio del 2023 su 28 persone con Hashimoto, dopo 12 settimane di AIP i sintomi sono diminuiti, ma gli anticorpi anti-TPO sono addirittura aumentati e i partecipanti hanno perso peso, segno di un deficit calorico (Ihnatowicz et al., Annals of Agricultural and Environmental Medicine, 2023).

Artrite reumatoide. Uno studio pilota del 2026 su 9 adulti ha seguito 8 settimane di AIP. Ha osservato un miglioramento degli indici di attività riferiti dai pazienti, oltre che di stanchezza, sonno e dolore (McNeill et al., Musculoskeletal Care, 2026).

Come leggere questi risultati

Tradotto: l’AIP non è una cura e non “spegne” la malattia autoimmune. È però uno strumento sensato per capire quali alimenti influenzano i tuoi sintomi, se fatto bene e per il tempo giusto. È esattamente così che lo uso con i miei pazienti.

Per chi può avere senso il protocollo AIP

Può essere utile valutarlo, insieme ad un professionista, se:

Quando è meglio evitarlo (o farlo solo con supervisione stretta)

In tutti questi casi, e in generale ogni volta che hai una diagnosi, il consiglio è di non fare l’AIP “fai da te” copiando una lista da internet.

Come adattare le mie ricette alla fase di eliminazione

Sul sito trovi il mio ricettario. Alcune ricette sono già compatibili con la fase di eliminazione, altre richiedono una piccola modifica:

Ricetta

Compatibile?

Come adattarla

Asparagi croccanti al prosciutto

✅ Sì

Scegli un prosciutto crudo con solo carne e sale, senza conservanti

Barbabietole rosse alla julienne

✅ Sì

Nessuna modifica

Cestino di cernia

✅ Quasi

Ometti il pepe: patate americane, porro e zafferano sono perfetti

Chips di patate dolci americane

⚠️ Con una modifica

Togli la paprika, che è una solanacea, e lascia timo, olio EVO e sale. Puoi aggiungere rosmarino o curcuma

Salmone al cartoccio

⚠️ Con una modifica

Sostituisci il pesto di pistacchio con un trito di basilico, prezzemolo, scorza di limone e olio EVO

Pollo col latte di cocco e curry

⚠️ Con una modifica

Usa la farina di cocco (non quella di mandorle). Al posto del curry e del pepe usa curcuma, zenzero fresco e aglio

Straccetti di pollo con panatura al cocco

⚠️ Con una modifica

Al posto dell’uovo, spennella il pollo con un po’ di latte di cocco o olio EVO prima di passarlo nel cocco

Dolcetti al cocco, pancake e piadina alle mandorle, biscotti di riso, tenerina

❌ Non in eliminazione

Contengono uova, frutta secca, cereali o cacao: tienili per la fase di reintroduzione

Un esempio di giornata in fase di eliminazione

Solo per darti un’idea concreta (le quantità vanno personalizzate):

I 5 errori più comuni che vedo con l’AIP

  1. Farlo senza aver escluso la celiachia, come abbiamo visto sopra.
  2. Non mangiare abbastanza. Togliendo cereali e legumi è facile andare in deficit calorico senza accorgersene, e la stanchezza peggiora invece di migliorare.
  3. Sostituire tutto con prodotti “AIP friendly” industriali. Il punto è mangiare cibo vero, non dolcetti confezionati con un’etichetta diversa.
  4. Saltare la reintroduzione e restare in eliminazione per anni.
  5. Aspettarsi che la dieta sostituisca la terapia. Non è così, e sospendere i farmaci può essere pericoloso.

Domande frequenti sul protocollo AIP

Quanto dura il protocollo AIP?

La fase di eliminazione dura in genere da 30 a 90 giorni; negli studi clinici circa 6 settimane. La reintroduzione richiede poi qualche mese, perché si testa un alimento alla volta. Non è una dieta da seguire per sempre.

Qual è la differenza tra dieta paleo e AIP?

Entrambe escludono cereali, legumi, latticini e cibi industriali. L’AIP, nella prima fase, toglie in più uova, frutta secca, semi, solanacee, caffè, cacao e alcol. È più restrittivo, ma è temporaneo e prevede la reintroduzione.

La patata dolce si può mangiare nell’AIP?

Sì. La patata dolce (o patata americana) non è una solanacea, a differenza della patata comune, quindi è permessa ed è una delle fonti di carboidrati più usate nel protocollo. La solanina, in particolare è un glicoalcaloide di difesa che si concentra maggiormente nella buccia, nei germogli (i cosiddetti “occhi”) e nello strato immediatamente sottostante della patata comune. La sua concentrazione aumenta in modo drastico, manifestandosi spesso con una pigmentazione verde, quando il tubero subisce danni fisici o viene esposto alla luce solare.

Nell’AIP si può bere il caffè?

No, non nella fase di eliminazione, perché il caffè è un seme. Di solito si prova a reintrodurlo nelle fasi intermedie. Molte persone lo tollerano bene.

Il protocollo AIP fa dimagrire?

Spesso sì, perché elimina cibi processati, zuccheri e alcol. Ma non è una dieta dimagrante e non va usata a quello scopo. Anzi, una perdita di peso non voluta è un segnale da monitorare.

L’AIP funziona per la tiroidite di Hashimoto?

I piccoli studi disponibili mostrano un miglioramento di sintomi e qualità di vita. Non mostrano invece cambiamenti significativi di TSH e anticorpi anti-tiroide. Può quindi aiutarti a stare meglio, ma non sostituisce la terapia con levotiroxina, se prescritta. Nella pratica clinica funzionale, è fondamentale spiegarti che gli anticorpi non sono l’unico “tabellone segnapunti” della malattia. La memoria del sistema immunitario è a lungo termine. Il protocollo AIP può aiutarti a ridurre i sintomi: puoi stare molto meglio anche se gli anticorpi restano presenti, perché la loro produzione può richiedere anni per ridursi, o non azzerarsi mai. L’AIP rimane uno strumento potentissimo, ma il suo vero successo si misura sulla vitalità e sulla sparizione dei sintomi, non sul referto degli anticorpi.

Si può fare l’AIP da vegetariani o vegani?

È molto difficile. Senza legumi, cereali, uova, latticini, frutta secca e semi restano poche fonti proteiche vegetali, e il rischio di carenze diventa alto. In questi casi è meglio valutare con un professionista un approccio diverso.

Posso fare l’AIP da solo?

Tecnicamente sì, ma se hai una diagnosi autoimmune ti consiglio di farti seguire. Un professionista ti aiuta a evitare carenze, a impostare quantità adeguate e soprattutto a gestire bene la reintroduzione, che è la parte più delicata.

In sintesi

Non posso cambiare la tua genetica. Ma possiamo lavorare insieme sui fattori che la attivano, un pasto alla volta.

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Fonti principali

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico. Prima di modificare la tua alimentazione in presenza di una patologia, consulta il tuo medico curante o lo specialista di riferimento.

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