Di Dott. Raffaele Cicorella, Biologo Nutrizionista iscritto all’Ordine dei Biologi di Puglia e Basilicata · Ultimo aggiornamento: ottobre 2026 · Tempo di lettura: 15 minuti

Dott. Raffaele Cicorella, biologo nutrizionista, in giacca blu
Dott. Raffaele Cicorella, biologo nutrizionista

Gonfiore, stanchezza, una diagnosi autoimmune che non si spiega. Cerchi su Google e nel giro di dieci minuti trovi la risposta: “hai l’intestino permeabile”. Subito sotto, il test da comprare e l’integratore che lo ripara.

Il problema è che chi ti spiega il leaky gut spesso è la stessa persona che ti vende la soluzione. E dall’altra parte c’è chi lo liquida come una moda.

La verità sta in mezzo, ed è più interessante di entrambe le versioni. In questa guida ti spiego, senza medichese:

⚠️ Prima di iniziare. Le indicazioni di questo articolo sono un supporto alla terapia prescritta dal tuo medico, non la sostituiscono. Non sospendere o modificare farmaci senza averne parlato con il tuo medico, gastroenterologo, endocrinologo o reumatologo.

Cos’è l’intestino permeabile in breve

“Intestino permeabile” (in inglese leaky gut) è il modo comune per indicare un aumento della permeabilità della barriera intestinale: l’intestino lascia passare verso l’organismo più sostanze del dovuto. Non è una diagnosi medica riconosciuta come tale. È una condizione misurabile in laboratorio, ben documentata in alcune malattie, il cui ruolo in molte altre è ancora in fase di studio.

Due precisazioni evitano già metà della confusione che trovi online:

  1. Un intestino sano è (di natura) permeabile di proposito. Deve far passare acqua e nutrienti e, allo stesso tempo, tenere fuori microbi e tossine (Bischoff et al., BMC Gastroenterology, 2014). Il problema non è la permeabilità in sé, ma quando il controllo si altera.
  2. Una permeabilità aumentata non è sempre una malattia. Può salire temporaneamente anche dopo uno sforzo di resistenza intenso o in gravidanza (Camilleri, Gut, 2019).

Come funziona la barriera intestinale

Immagina un muro sottilissimo e molto selettivo, che separa quello che mangi, e i miliardi di batteri che vivono nel tuo intestino, dal resto del corpo. È fatto di tre livelli principali:

Le sostanze possono attraversare il muro in due modi: dentro le cellule, oppure tra una cellula e l’altra, passando dalle giunzioni. Ed è qui che entra in gioco la zonulina.

Cos’è la zonulina

La zonulina è una proteina descritta dal gruppo del gastroenterologo italiano Alessio Fasano, che regola l’apertura delle giunzioni strette. In una revisione del 2011, Fasano la indica come un modulatore chiave del passaggio di grandi molecole attraverso la barriera, e quindi un modulatore dell’equilibrio tra tolleranza e risposta immunitaria. La sua ipotesi è che, nelle persone geneticamente predisposte, un’alterazione di questa via possa contribuire a malattie autoimmuni e infiammatorie (Fasano, Physiological Reviews, 2011).

È un modello importante, ed è quello che ha reso famoso il tema. Ma resta, appunto, un modello: più sotto vediamo quanto è stato confermato.

Intestino permeabile: i sintomi

Qui devo deluderti: non esiste una lista di sintomi che permetta di riconoscere l’intestino permeabile.

Online trovi elenchi lunghissimi: gonfiore, stanchezza, mal di testa, pelle che peggiora, nebbia mentale, dolori articolari. Sono disturbi reali, ma possono dipendere da decine di cause diverse. La stessa definizione di permeabilità intestinale e il suo significato clinico sono ancora discussi tra gli specialisti (Bischoff et al., 2014). Attribuire questi sintomi al leaky gut senza altri approfondimenti significa rischiare di non vedere il vero problema.

I disturbi che più spesso portano a farsi questa domanda sono:

Se ti riconosci, il passo giusto è capire da dove vengono. Se hai diarrea persistente, per esempio, le linee guida dei gastroenterologi americani suggeriscono di escludere la celiachia con gli esami del sangue e le malattie infiammatorie intestinali con la calprotectina fecale (Lacy et al., American Journal of Gastroenterology, 2021).

🚨 Quando non aspettare. Sangue nelle feci, perdita di peso senza motivo, febbre, anemia, sintomi che ti svegliano di notte, o disturbi nuovi dopo i 50 anni non vanno gestiti con la dieta. Parlane subito con il tuo medico.

Le cause: cosa può aumentare la permeabilità intestinale

Molti siti elencano decine di colpevoli. Ecco quelli per cui esistono dati, con il tipo di prova che li sostiene. La differenza conta: un risultato sul topo non vale come uno studio sull’uomo.

Fattore

Cosa mostrano gli studi

Tipo di prova

Antinfiammatori (FANS)

L’indometacina ha aumentato la permeabilità in volontari sani (Vanuytsel et al., 2014)

Uomo, breve termine

Stress psicologico acuto

Dover parlare in pubblico ha aumentato la permeabilità dell’intestino tenue, soprattutto in chi aveva un rialzo di cortisolo (Vanuytsel et al., 2014)

Uomo, piccolo studio

Sforzo di resistenza intenso

Compare tra gli stati che aumentano la permeabilità (Camilleri, 2019)

Revisione su studi umani

Alcol in eccesso

Permeabilità molto aumentata in 40 persone con dipendenza da alcol, tornata alla normalità dopo 3 settimane di astinenza (Leclercq et al., 2012)

Uomo, consumo elevato. Non dice nulla sul bicchiere occasionale

Infezioni intestinali

Una parte delle persone sviluppa colon irritabile con permeabilità aumentata dopo un’infezione (Zhou et al., 2019)

Uomo

Fumo

Zonulina fecale più alta nei fumatori, con o senza malattia intestinale (Malíčková et al., 2017)

Uomo, misura indiretta

Emulsionanti alimentari

Nei topi favoriscono infiammazione di basso grado e colite (Chassaing et al., 2015). In uno studio su 16 adulti sani, i 7 che hanno assunto 15 g al giorno di carbossimetilcellulosa hanno mostrato un microbiota meno vario; in 2 di loro i batteri si sono avvicinati alla parete intestinale (Chassaing et al., 2022)

Animale e piccolo studio sull’uomo, con dose alta

Poche fibre

Nei topi, il microbiota “affamato” consuma il muco protettivo (Desai et al., 2016)

Animale

Gliadina (glutine)

In laboratorio ha aumentato la permeabilità di frammenti di intestino umano in tutti i gruppi, anche nei non celiaci (Hollon et al., 2015)

Campioni in laboratorio, 23 persone. Non è una prova che il glutine danneggi chi non è celiaco

Beta-caseina A1 (latte vaccino)

Nel confronto con il latte A2, il latte con A1 ha aumentato i sintomi digestivi, il tempo di transito e i marcatori d’infiammazione (Ho et al., 2014; Jianqin et al., 2016).

Uomo (trial clinici randomizzati cross-over). La permeabilità diretta non è stata misurata espressamente

Lectine (legumi e frumento)

In campioni di mucosa intestinale umana (ex vivo), l’esposizione alle componenti del frumento ha indotto il rilascio di zonulina e l’apertura delle giunzioni (Hollon et al., 2015).

Tessuto umano ex vivo e modelli animali per lectine pure a dosi elevate

💊 Sui farmaci. Se ti sono stati prescritti antinfiammatori, non sospenderli per paura del leaky gut. Se li usi spesso, parlane con il tuo medico.

Intestino permeabile e malattie autoimmuni: cosa sappiamo davvero

Questo è il punto che ti interessa di più, e quello su cui si leggono più esagerazioni.

Il legame esiste. Il rapporto di causa ed effetto, nella maggior parte delle patologie, non è ancora dimostrato. Ecco i dati, dai più solidi ai più preliminari.

Morbo di Crohn: lo studio più forte. Un grande studio ha misurato la permeabilità in 1.420 parenti di primo grado di persone con Crohn, ancora senza sintomi, seguendoli per una mediana di quasi 8 anni. In 50 hanno sviluppato la malattia. Chi partiva con un test alterato aveva un rischio circa 3 volte più alto, e l’associazione restava anche quando l’esame era stato fatto più di 3 anni prima della diagnosi (Turpin et al., Gastroenterology, 2020). È un dato importante perché suggerisce che la barriera può alterarsi prima della malattia, e non solo come sua conseguenza.

Diabete di tipo 1. In uno studio del 2006 il 42% dei pazienti aveva zonulina alterata. Nelle persone che poi hanno sviluppato la malattia, l’aumento la precedeva di circa 3,5 anni. La zonulina alta si associava a una permeabilità aumentata (Sapone et al., Diabetes, 2006).

Artrite. Nel modello animale, ripristinare la barriera nella fase che precede la malattia ne ha ridotto la comparsa. Nello stesso lavoro, i livelli di zonulina aiutavano a prevedere il passaggio dall’autoimmunità all’artrite infiammatoria (Tajik et al., Nature Communications, 2020). È un risultato affascinante, ma il passaggio all’uomo è ancora tutto da fare.

Tiroidite di Hashimoto. In uno studio su 40 pazienti e 53 controlli, chi aveva la tiroidite mostrava alterazioni del microbiota e zonulina più alta (Cayres et al., Frontiers in Immunology, 2021). Lo studio fotografa un momento, quindi non dice cosa sia venuto prima, e usa un esame sulla zonulina che, come vediamo tra poco, ha dei limiti.

Sclerosi multipla e sindrome di Sjögren. Con il test urinario la permeabilità è risultata aumentata in entrambe. La calprotectina però era alta nella Sjögren e normale nella sclerosi multipla: secondo gli autori, il meccanismo potrebbe essere diverso da una malattia all’altra (Sjöström et al., Journal of Translational Autoimmunity, 2021).

Quello che ancora non sappiamo

In una revisione scritta per i medici, il gastroenterologo Michael Camilleri è molto chiaro: nessuna malattia intestinale infiammatoria o ulcerosa può essere curata semplicemente normalizzando la barriera, e non è ancora dimostrato che ripristinarla migliori le manifestazioni cliniche delle malattie intestinali o sistemiche (Camilleri, 2019).

C’è anche un esempio concreto. Il larazotide, un farmaco sviluppato proprio per agire sulla via della zonulina, è stato studiato nella celiachia: nei trial il test di permeabilità non è cambiato in modo significativo rispetto al placebo, mentre è emerso un beneficio sui sintomi in chi era esposto al glutine (Hoilat et al., Clinics and Research in Hepatology and Gastroenterology, 2022). Se è così complicato con un farmaco mirato, diffida di chi promette di “riparare” l’intestino in 30 giorni con un barattolo.

Come lo spiego ai miei pazienti

Nel mio modo di ragionare sulle malattie autoimmuni, la barriera intestinale è uno dei tre fattori in gioco, insieme alla predisposizione genetica e ai fattori scatenanti ambientali. Una barriera che funziona male può esporre di più il sistema immunitario a molecole esterne. In alcune persone predisposte, questo può entrare in un meccanismo chiamato mimetismo molecolare: alcune proteine esterne assomigliano ai nostri tessuti e possono confondere le difese.

Non è una spiegazione definitiva ma è un’ipotesi di lavoro solida, sostenuta da dati in crescita.

Zonulina e altri esami: cosa misurano e quali sono i limiti

Se stai pensando di fare un test, leggi prima questa parte. Può farti risparmiare soldi e preoccupazioni. Oggi non esiste un esame di riferimento semplice che dica “hai o non hai l’intestino permeabile”: i metodi disponibili variano molto e probabilmente misurano aspetti diversi della barriera (Bischoff et al., 2014).

Esame

Cosa misura

Cosa devi sapere

Test lattulosio/ mannitolo (urine)

Bevi due zuccheri e si misura quanto passa nelle urine. Valuta la permeabilità dell’intestino tenue

È il metodo usato in molti studi, compresi quelli citati qui. La sua utilità sul singolo paziente è meno chiara, e il risultato cambia con stress, farmaci e condizioni del momento

Zonulina nel sangue (sierica)

Un kit di laboratorio che dovrebbe rilevare la zonulina

Il più richiesto e il più discusso: vedi sotto

Zonulina nelle feci (fecale)

La stessa famiglia di proteine, misurata nelle feci

È risultata più alta nel Crohn attivo e nei fumatori (Malíčková et al., 2017). Non è un esame validato per fare diagnosi

Calprotectina fecale

L’infiammazione dell’intestino, non la permeabilità

Utile, se indicata dal medico, per orientarsi tra colon irritabile e malattie infiammatorie intestinali (Lacy et al., 2021)

Esami per la celiachia

Gli anticorpi legati alla celiachia

Spesso è la domanda più utile da farsi. Vanno fatti prima di togliere il glutine (ne ho parlato qui)

Il problema dell’esame della zonulina

La zonulina nel sangue è l’esame di cui si parla di più, ed è giusto che tu conosca questo aspetto, perché i siti che vendono il test di solito non lo raccontano.

Nel 2018 un gruppo di ricercatori tedeschi ha scoperto che un kit commerciale molto usato non riconosce la pre-aptoglobina 2, cioè la proteina identificata come zonulina, ma altre proteine, probabilmente della stessa famiglia. I valori misurati erano più alti nelle persone con diabete e obesità e seguivano i marcatori di grassi e zuccheri nel sangue (Scheffler et al., Frontiers in Endocrinology, 2018). Nel 2019 un gruppo australiano è arrivato a una conclusione simile su due kit diversi, e ha invitato medici e ricercatori alla cautela nell’usare la zonulina sierica come indicatore della barriera (Ajamian et al., PLoS One, 2019).

Questo non vuol dire che la zonulina non esista o che la ricerca sia da buttare. Vuol dire che il numero sul tuo referto va interpretato con prudenza.

Zonulina alta: cosa fare

Se hai già in mano un referto con la zonulina alta:

  1. Non spaventarti, e non considerarla una diagnosi. Da sola non dimostra un danno all’intestino.
  2. Guarda il quadro generale. Sintomi, terapia in corso, peso, glicemia, abitudini, fumo: il valore può riflettere anche altri aspetti del metabolismo.
  3. Non iniziare integratori o diete restrittive solo per quel numero. Non esiste una soglia che giustifichi di per sé un protocollo.
  4. Portalo al medico o al nutrizionista che ti segue, insieme agli altri esami. È così che lo valuto anch’io: un tassello, mai il verdetto.

E se la zonulina è risultata più bassa?

Zonulina bassa: cosa fare

Se dal tuo referto (ad esempio della zonulina fecale) emerge un valore molto basso o ai limiti inferiori di rilevabilità del laboratorio (es. 12 ng/mL):

  1. Non rincorrerla: la zonulina non è un ormone o una vitamina. Avere un valore basso è un riscontro rassicurante e fisiologico: indica che la via della zonulina non è iperattivata e non c’è uno stimolo in atto che sta segnalando l’apertura delle giunzioni strette. Non esiste una “carenza di zonulina” da integrare o curare.
  2. Considera la variabilità del campione e del kit. Come evidenziato in letteratura (Malíčková et al., 2017), la zonulina fecale riflette il momento specifico della campionatura. Valori bassi confermano l’assenza di iperattivazione della proteina nelle feci al momento del prelievo, pur con i limiti di sensibilità e riproducibilità tipici dei kit di dosaggio.
  3. Ricorda che la permeabilità non dipende unicamente dalla zonulina. L’integrità della barriera intestinale è regolata da molteplici meccanismi (vie transcellulari, altre giunzioni come claudine ed occludine, o danno diretto alla mucosa). Di conseguenza, un valore basso di zonulina esclude un’iperattivazione di questa specifica via, ma non azzera automaticamente l’ipotesi di altre sofferenze mucosali se i sintomi persistono.
  4. Focalizzati sui sintomi reali, non sul numero. Se hai disturbi digestivi o sistemici ma la zonulina è bassa, non occorre cercare di “alzare” o modificare quel parametro. Significa semplicemente che la causa dei tuoi sintomi va ricercata altrove (es. disbiosi, SIBO, sensibilità alimentari, sovraccarico di stress o stile di vita) insieme al medico o nutrizionista.

Intestino permeabile: cosa mangiare

Facciamo chiarezza: non esiste una “dieta per l’intestino permeabile” validata da studi clinici. Esistono però scelte alimentari ragionevoli, buone comunque, che hanno dati a favore sul microbiota e sulla barriera. Camilleri stesso segnala che i fattori alimentari possono far rientrare la permeabilità negli stati di stress, ma anche che le esclusioni e i rimedi proposti al grande pubblico richiedono ancora conferme (Camilleri, 2019).

Cosa ha senso mettere nel piatto

Qualche idea dal mio ricettario: barbabietole rosse alla julienne, cestino di cernia con patate americane e porro, salmone al cartoccio. Le altre sono nella pagina delle ricette.

Cosa ridurre

E il glutine?

Il glutine è il tema più caldo, e qui serve onestà. La gliadina aumenta la permeabilità di campioni di intestino in laboratorio, ma questo non dimostra che eliminarlo faccia bene a chiunque. La regola pratica è questa:

E l’AIP?

Il protocollo AIP è una dieta di eliminazione temporanea che può aiutare a capire quali alimenti influenzano i tuoi sintomi. Non è la “dieta del leaky gut”: gli studi disponibili hanno valutato soprattutto sintomi e qualità di vita. E, per sua natura, toglie per un periodo anche molte fonti di fibre, come legumi e cereali. Per questo va fatto bene, per il tempo giusto e con una reintroduzione seria.

Integratori e “cure naturali”: cosa dicono le prove

È il settore in cui il marketing corre più della scienza.

Glutammina. È l’integratore con il dato più interessante. In un trial randomizzato, completato da 106 persone con colon irritabile con diarrea e permeabilità aumentata dopo un’infezione, 5 g tre volte al giorno per 8 settimane hanno migliorato i sintomi nel 79,6% dei casi, contro il 5,8% del placebo, e hanno normalizzato il test di permeabilità (Zhou et al., Gut, 2019). Sono risultati molto forti, ma vengono da un solo studio, e gli stessi autori chiedono trial più ampi. Riguardano inoltre un gruppo specifico: non sono trasferibili automaticamente a chi ha una malattia autoimmune. Pertanto, sebbene la L-Glutammina rappresenti il nutrimento principale per la rigenerazione delle cellule intestinali (enterociti) e il supporto delle giunzioni strette, la sua integrazione non va improvvisata. Nella pratica clinica, la somministrazione di L-Glutammina a stomaco vuoto viene valutata specificamente all’interno di un percorso di riparazione intestinale (come la fase di eliminazione del protocollo AIP), in presenza di sintomi da alterata permeabilità ed evitandone l’uso autonomo.

Probiotici e simbiotici. Una meta-analisi di 9 studi ha trovato una riduzione della zonulina nel sangue, ma con risultati molto diversi da uno studio all’altro, e gli autori invitano alla cautela (Ramezani Ahmadi et al., Iranian Journal of Public Health, 2020). I ceppi sono diversi, quindi non esiste “il probiotico per il leaky gut”.

Brodo di ossa e collagene. Sono molto popolari e possono far parte di un’alimentazione varia. Mancano però trial clinici di buona qualità che ne dimostrino l’effetto sulla permeabilità intestinale.

Test più integratore in un unico pacchetto. Se la stessa azienda ti vende l’esame e la soluzione, fatti almeno qualche domanda.

Gli integratori vanno scelti in base al tuo caso, ai tuoi esami e ai farmaci che assumi. Anche quelli “naturali” possono avere controindicazioni.

Gli errori più comuni che vedo

  1. Darsi la diagnosi da soli partendo da un elenco di sintomi trovato online.
  2. Fare un test a pagamento senza sapere cosa farne del risultato.
  3. Togliere il glutine prima di aver escluso la celiachia. Gli esami possono risultare falsamente negativi.
  4. Tagliare sempre più alimenti. Una dieta sempre più stretta riduce fibre e varietà, proprio ciò che serve al microbiota.
  5. Comprare integratori “ripara-intestino” senza una valutazione.
  6. Ignorare stress, fumo e alcol e concentrarsi solo sul cibo.
  7. Pensare che sistemare l’intestino sostituisca la terapia. È una componente essenziale ma sospendere i farmaci può essere pericoloso.

Domande frequenti sull’intestino permeabile

L’intestino permeabile esiste davvero?

Sì e no. L’aumento della permeabilità intestinale è un fenomeno reale e misurabile, documentato per esempio nella celiachia e nelle malattie infiammatorie intestinali. La “sindrome da intestino permeabile” come diagnosi a sé, responsabile di quasi ogni disturbo, non è invece riconosciuta.

Quali sono i sintomi dell’intestino permeabile?

Non ci sono sintomi specifici. Gonfiore, stanchezza e dolori possono avere moltissime cause diverse. Per questo non è corretto dedurlo dai sintomi: è meglio indagare con il medico da dove vengono.

L’intestino permeabile si guarisce?

La permeabilità può cambiare nel tempo: nelle persone con dipendenza da alcol, per esempio, è tornata alla norma dopo tre settimane di astinenza. Quando dipende da una malattia, però, va trattata quella. Non è dimostrato che normalizzare la barriera migliori da solo le malattie intestinali o autoimmuni.

Che differenza c’è tra zonulina sierica e fecale?

La prima si misura nel sangue, la seconda nelle feci. Nessuna delle due è un esame validato per diagnosticare l’intestino permeabile. Sui kit per il sangue, inoltre, alcuni studi hanno mostrato che non rilevano la proteina che dovrebbero misurare.

Quanto costa l’esame della zonulina?

Dipende dal laboratorio e dal tipo di esame, quindi conviene chiedere direttamente. Prima di spendere, però, chiediti cosa cambierebbe nel tuo percorso in base al risultato. Se la risposta è “nulla”, puoi farne a meno.

Devo eliminare il glutine se ho l’intestino permeabile?

Non necessariamente. Prima vanno fatti gli esami per la celiachia, continuando a mangiare glutine. Se non sei celiaco, un’eliminazione può essere una prova temporanea da valutare con un professionista, non una regola.

Quanto tempo serve per vedere dei miglioramenti con la dieta?

Non c’è un tempo stabilito. Negli studi citati le diete sono durate da 8 a 17 settimane, ma misuravano aspetti diversi, spesso su persone senza malattie autoimmuni. Vale la pena osservare i tuoi sintomi per qualche settimana, con un obiettivo chiaro e senza aspettarti cambiamenti lampo.

L’intestino permeabile causa le malattie autoimmuni?

Non lo sappiamo con certezza. Nel Crohn ci sono dati che indicano un’alterazione della barriera prima della diagnosi. In altre patologie vediamo un’associazione, senza sapere quale sia la causa e quale l’effetto. È più corretto considerarlo un possibile tassello, insieme a genetica e fattori ambientali.

In sintesi

Non possiamo cambiare la tua genetica. Possiamo però lavorare, un pasto alla volta, sui fattori che dipendono da te, e farlo con i piedi per terra.

Il passo successivo: capire perché il sistema immunitario si confonde

L’intestino è solo una parte della storia. L’altra domanda è: perché, in alcune persone, il sistema immunitario arriva ad attaccare i propri tessuti?

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Fonti principali

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico. Prima di modificare la tua alimentazione in presenza di una patologia, consulta il tuo medico curante o lo specialista di riferimento.

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