Di Dott. Raffaele Cicorella, Biologo Nutrizionista iscritto all’Ordine dei Biologi di Puglia e Basilicata · Ultimo aggiornamento: ottobre 2026 · Tempo di lettura: 14 minuti

Se hai una malattia autoimmune e hai cercato su Google “cosa mangiare”, prima o poi ti sei imbattuto in tre lettere: AIP. Su Instagram sembra la soluzione a tutto. Nei gruppi Facebook c’è chi giura di essere rinato e chi dice che è una dieta impossibile. E quasi tutto quello che trovi online è in inglese.
In questa guida ti spiego, senza medichese e senza promesse miracolose:
- che cos’è davvero il protocollo AIP e da dove nasce;
- cosa si mangia e cosa si toglie, con una tabella chiara;
- perché la parte più importante non è l’eliminazione, ma la reintroduzione;
- cosa dicono gli studi scientifici, compresi i loro limiti;
- quando ha senso provarlo e quando invece è meglio evitarlo.
⚠️ Prima di iniziare. Il protocollo AIP è un approccio nutrizionale di supporto alla terapia prescritta dal tuo medico. Non la sostituisce. Non sospendere o modificare farmaci senza aver parlato con il tuo medico, endocrinologo, reumatologo o gastroenterologo.
Cos’è il protocollo AIP in breve
Il protocollo AIP (Autoimmune Protocol, in italiano “protocollo autoimmune”) è una dieta di eliminazione temporanea pensata per le persone con malattie autoimmuni. Per un periodo limitato si tolgono gli alimenti che più spesso possono stimolare il sistema immunitario o irritare l’intestino. Poi li si reintroduce uno alla volta, per capire quali il tuo corpo tollera e quali no.
È spesso chiamata dieta autoimmune paleo perché parte dalla dieta paleolitica (carne, pesce, verdure, frutta, niente cereali né legumi). È, però, più restrittiva: nella prima fase toglie anche uova, frutta secca, semi, solanacee (pomodori, patate, melanzane, peperoni), caffè e cioccolato.
Il protocollo è stato reso popolare negli anni 2010 soprattutto dalla ricercatrice americana Sarah Ballantyne, con il libro The Paleo Approach. Da allora è stato studiato in alcuni piccoli trial clinici, che vediamo più sotto.
In una frase: l’AIP non è una dieta da seguire per sempre. È un esperimento strutturato per costruire la tua alimentazione personalizzata.
Perché proprio questi alimenti? Il ragionamento dietro l’AIP
Ai miei pazienti spiego le malattie autoimmuni come il risultato di tre fattori che si combinano:
- Predisposizione genetica: le tue “carte di partenza”. Da sola non basta a innescare la malattia.
- Fattori scatenanti ambientali: infezioni, stress cronico, sonno disordinato, alcuni farmaci, tossine.
- Barriera intestinale compromessa: un intestino più permeabile del dovuto (il cosiddetto leaky gut) lascia passare più facilmente molecole che “allertano” il sistema immunitario.
La genetica non si può cambiare. Sugli altri due fattori, invece, si può lavorare. L’AIP parte da qui: riduce per qualche settimana l’esposizione agli alimenti che, secondo la letteratura, possono:
- contenere proteine potenzialmente immunogene, come la gliadina del glutine e la caseina del latte;
- contenere “antinutrienti” che in alcune persone possono irritare la mucosa intestinale, come le lectine dei legumi e dei cereali, le saponine e i glicoalcaloidi delle solanacee;
- favorire l’infiammazione se consumati in eccesso: zuccheri raffinati, alcol, oli raffinati, additivi industriali.
Un approfondimento: c’è anche un meccanismo chiamato mimetismo molecolare, per cui alcune proteine esterne “assomigliano” ai nostri tessuti e possono confondere il sistema immunitario. È uno dei concetti più affascinanti dell’immunologia moderna. Lo spiego passo per passo nella mia lezione gratuita sul mimetismo molecolare.
Una precisazione onesta: non tutti questi alimenti fanno male a tutti. Le uova, il cacao, il caffè o il pomodoro sono cibi tutto sommato ottimi per la maggior parte delle persone. L’AIP li toglie temporaneamente non perché siano cattivi, ma per avere una “base pulita” da cui capire come reagisci tu.
Le 2 fasi del protocollo AIP
Fase 1: eliminazione (in genere da 30 a 90 giorni)
Si tolgono tutti gli alimenti della lista “no” (la trovi sotto) e ci si concentra su cibi freschi e ricchi di nutrienti: carne, pesce, verdura, frutta, grassi di qualità, alimenti fermentati.
Quanto dura? Dipende dalla persona. Negli studi clinici la fase di eliminazione è durata circa 6 settimane. Nella mia pratica la imposto di solito tra 30 e 90 giorni. L’obiettivo non è resistere il più a lungo possibile: è arrivare a un miglioramento stabile dei sintomi, per poi passare alla fase successiva.
Fase 2: reintroduzione strutturata
Gli alimenti esclusi rientrano uno alla volta, in piccole dosi, osservando per qualche giorno come reagisce il corpo. È qui che si costruisce la tua guida alimentare personale. È anche la fase che quasi tutti saltano, sbagliando (ne parlo più sotto).
C’è poi una sorta di fase 3: mantenimento. Mangi in modo vario tutto ciò che tolleri e tieni lontano solo ciò che ti ha dato problemi.
Protocollo AIP: elenco degli alimenti consentiti e da evitare
✅ Alimenti consentiti nella fase di eliminazione
Categoria | Esempi |
|---|---|
Carne | Pollo, tacchino, manzo, agnello, faraona, vitello, coniglio, selvaggina. Meglio se di allevamenti ad erba, pascolo (grass fed) |
Pesce e frutti di mare | Salmone, sgombro, alici, sardine (ottime fonti di omega 3), merluzzo, orata, aringa, cozze, vongole |
Frattaglie | Fegato e cuore. Sono tra gli alimenti più ricchi di micronutrienti; anche in piccole quantità |
Verdure | Quasi tutte, tranne le solanacee: verdure a foglia, broccoli, cavoli, zucchine, carote, finocchi, asparagi, carciofi, barbabietole, porri, cipolle, aglio, funghi |
Tuberi e radici | Patata dolce (patata americana), che non è una solanacea, quindi è permessa; topinambur, manioca, taro, arrowroot, chufa |
Frutta | Tutta la frutta fresca, con moderazione (qualche porzione al giorno) e botanicamente rientra anche il platano seppur con profilo amidaceo |
Grassi | Olio extravergine d’oliva, olio di avocado, olio di cocco, avocado, grassi animali di qualità |
Cocco | Latte di cocco (senza additivi), farina di cocco, cocco grattugiato. Il cocco è permesso anche se si chiama “noce” |
Fermentati | Crauti, kimchi senza peperoncino, kefir d’acqua |
Erbe aromatiche e spezie da foglie o radici | Basilico, prezzemolo, rosmarino, timo, origano, salvia, menta, curcuma, zenzero, cannella, zafferano |
Altro | Brodo di ossa, aceto di mele, tisane, piccole quantità di miele o sciroppo d’acero, sale |
❌ Alimenti da evitare nella fase di eliminazione
Categoria | Esempi | Nota |
|---|---|---|
Cereali | Frumento, farro, orzo, segale, avena, mais, riso, miglio | Anche quelli senza glutine |
Pseudocereali | Quinoa, grano saraceno, amaranto | |
Legumi | Fagioli, ceci, lenticchie, fave, piselli, soia, arachidi | |
Latte e derivati | Latte, formaggi, yogurt, burro, panna, ghee | |
Uova | Sia l’albume che il tuorlo | |
Frutta secca e semi | Mandorle, noci, nocciole, pistacchi, anacardi, semi di chia, lino, girasole, sesamo | Anche come farine (es. farina di mandorle) e oli spremuti |
Solanacee | Pomodoro, patata, melanzana, peperoni, peperoncino, bacche di goji | Anche la paprika e il peperoncino in polvere |
Spezie da semi | Cumino, coriandolo in semi, senape, finocchietto in semi, noce moscata, pepe nero. | Il curry pronto spesso li contiene |
Caffè e cacao | Caffè, cioccolato | Sono semi |
Zuccheri e dolcificanti | Zucchero raffinato, dolciumi, dolcificanti artificiali, polioli come l’eritritolo | |
Alcol | Tutti gli alcolici | |
Oli di semi raffinati e cibi industriali | Olio di girasole, di mais, di soia; margarine; prodotti con emulsionanti, addensanti, coloranti | Leggi sempre le etichette |
💊 Una nota sui farmaci. Alcune versioni del protocollo suggeriscono di limitare gli antinfiammatori da banco (FANS come ibuprofene). Non farlo mai di tua iniziativa se ti sono stati prescritti: parlane prima con il tuo medico.
Un errore da non fare: togliere il glutine prima di aver escluso la celiachia
Questo è un punto che vedo sbagliare spesso, ed è importante.
Se non hai mai fatto i test per la celiachia, falli prima di iniziare l’AIP. Gli esami del sangue per la celiachia (come gli anticorpi anti-transglutaminasi) sono affidabili solo se stai ancora mangiando glutine. Se lo togli prima, gli esami possono risultare falsamente negativi. A quel punto, per avere una diagnosi certa, dovresti reintrodurre il glutine per settimane.
Perché è importante saperlo? Perché la celiachia si associa spesso ad altre malattie autoimmuni, come la tiroidite di Hashimoto e il diabete di tipo 1. Inoltre, se sei celiaco, il glutine non andrà mai reintrodotto, nemmeno dopo l’AIP. Chiedi al tuo medico di prescriverti gli esami prima di partire.
La reintroduzione: la parte più importante (e la più trascurata)
Molte persone iniziano l’AIP, stanno meglio e poi restano in eliminazione per mesi o anni, per paura. È un errore, per tre motivi:
- Una dieta troppo restrittiva a lungo termine aumenta il rischio di carenze: calcio, vitamina D, iodio, fibre, alcune vitamine del gruppo B, magnesio.
- Riduce la varietà del microbiota intestinale, che si nutre proprio della varietà di fibre vegetali.
- Pesa sulla qualità della vita: cene fuori, pranzi in famiglia, il rapporto con il cibo.
L’obiettivo dell’AIP è mangiare in più vario possibile senza sintomi. Non mangiare il meno possibile.
Quando iniziare la reintroduzione
In genere si inizia quando:
- i sintomi sono migliorati in modo chiaro e stabile da qualche settimana;
- sei in un periodo relativamente tranquillo. Evita di farlo durante un’influenza, un periodo di forte stress, un viaggio o una riacutizzazione della malattia.
In che ordine reintrodurre gli alimenti
Uno schema molto usato inizia dagli alimenti che in media danno meno problemi e arriva a quelli più spesso problematici. È un’indicazione di massima: l’ordine va adattato a te, ai tuoi gusti e a cosa ti manca di più.
Fase | Alimenti da testare (uno alla volta) |
|---|---|
1 | Tuorli d’uovo, oli da semi (es. olio di sesamo), burro chiarificato (ghee), legumi con baccello commestibile (taccole, fagiolini), cacao/cioccolato fondente puro, spezie da semi/bacche (es. pepe nero, cumino), caffè occasionale. |
2 | Albumi d’uovo, frutta a guscio (noci, mandorle, nocciole, ecc.) e semi (zucca, girasole), burro da pascolo, caffè quotidiano, piccole quantità di alcol (es. vino per cucinare). |
3 | Melanzane, patate bianche (senza buccia), peperoni dolci, latticini da pascolo (formaggi stagionati, latte intero, panna), lenticchie, anacardi e pistacchi. |
4 | Pomodori, peperoncino e spezie derivate dalle solanacee (es. paprika), patate con buccia, cereali senza glutine (riso bianco, avena certificata), altri legumi (fagioli, ceci), alcol in dosi moderate. |
Il glutine, se non sei celiaco, si valuta per ultimo e caso per caso.
Come reintrodurre un alimento: il metodo passo per passo
- Scegli un solo alimento (per esempio il tuorlo d’uovo).
- Giorno 1: mangiane una piccola quantità (per esempio mezzo cucchiaino). Se non noti reazioni nelle ore successive, aumenta la dose. Se invece noti qualcosa, fermati.
- Nei giorni successivi non introdurre altri alimenti nuovi. Osserva per almeno 3-5 giorni: alcune reazioni non sono immediate. Per specifici soggetti con un sistema immunitario altamente reattivo, alcuni protocolli arrivano a 5-7 giorni.
- Se tutto va bene, l’alimento entra stabilmente nella tua dieta e passi al successivo.
- Se hai una reazione, l’alimento torna fuori per ora. Si potrà ritestare più avanti, anche dopo qualche mese.
Cosa osservare: tieni un diario
Annota ogni giorno cosa hai mangiato e come ti senti. I segnali più comuni a cui fare attenzione:
- digestivi: gonfiore, dolore addominale, cambiamenti dell’alvo;
- articolari e muscolari: dolori, rigidità;
- energia e sonno: stanchezza insolita, sonno peggiore, “nebbia mentale”;
- pelle: eruzioni, prurito, peggioramento di psoriasi o eczema;
- umore: irritabilità, ansia;
- sintomi della tua patologia che tornano o peggiorano.
Piano di recupero in caso di reazioni avverse dopo reintroduzione
Se dopo aver provato un cibo compaiono gonfiore, dolore articolare o stanchezza, niente panico! Avete scoperto un cibo che per ora il vostro corpo non tollera. Verrà rimesso da parte per 2-3 mesi.
In quel momento fermate la reintroduzione e applicate il piano di recupero in 3-7 giorni:
- Ritorno al 100% alla Dieta AIP di Eliminazione standard (FASE 1) ritornando semplicemente a mangiare solo i cibi concessi nella fase di eliminazione (quella in cui hai tolto cereali, legumi, latticini, uova, solanacee, ecc.).
- Dopo una reazione negativa, bisogna attendere che svaniscano i sintomi innanzitutto e poi attendere almeno 7 giorni consecutivi di totale assenza di sintomi (ritorno alla baseline) prima di poter anche solo pianificare il test di un nuovo alimento. Se i sintomi impiegano una settimana a svanire, l’attesa si prolunga altrimenti se impiegano meno si velocizza il recupero. Non si testa mai nulla se il corpo è ancora in uno stato di allerta immunitaria
- oltre questo, una reazione avversa non si cura solo cambiando quello che c’è nel piatto anzi per spegnere la reazione immunitaria post-reintroduzione è fondamentale agire su: sonno (almeno 8-9 ore di sonno di qualità, utile per regolare le risposte immunitarie e abbassare le citochine infiammatorie), gestione dello stress (lo stress emotivo amplifica la risposta infiammatoria al cibo. Pratiche di rilassamento profondo sono parte integrante del “piano di recupero”), movimento leggero (evitando allenamenti intensi che stresserebbero ulteriormente il corpo, preferendo passeggiate all’aria aperta)
Quindi, se stavi testando un alimento della “Fase 2 delle reintroduzioni” (ad esempio i tuorli d’uovo o le noci) e hai avuto una reazione:
- Ti fermi immediatamente.
- Ritorni all’eliminazione stretta (fase 1 AIP).
- Aspetti che i sintomi svaniscano + 7 giorni di benessere totale.
- Riprendi il processo: a questo punto non devi per forza ricominciare tutto da capo dalla Fase 1 delle reintroduzioni; se avevi già reintrodotto con successo i cibi della Fase 1, puoi passare a testare un diverso alimento della Fase 2, scartando momentaneamente quello che ti ha fatto male.
Cosa dice la scienza sul protocollo AIP
Qui voglio essere onesto con te, perché online si legge di tutto. Le prove sull’AIP sono promettenti ma ancora limitate. Ad oggi gli studi pubblicati sono piccoli e quasi tutti senza gruppo di controllo. Ecco i principali.
Malattie infiammatorie croniche intestinali (Crohn e rettocolite ulcerosa). Nel 2017 un gruppo di ricercatori della Scripps Clinic (California) ha seguito 15 pazienti con malattia attiva: 6 settimane di eliminazione e 5 di mantenimento. Erano persone con una malattia di lunga data (in media 19 anni), e circa la metà assumeva già farmaci biologici. Gli indici di attività della malattia sono migliorati in modo significativo sia nel Crohn sia nella rettocolite. La calprotectina fecale, un marcatore di infiammazione intestinale, è scesa in media da 471 a 112, ma la differenza non era statisticamente significativa. Nei 7 pazienti che hanno ripetuto l’endoscopia si sono visti miglioramenti in 6 casi. La PCR invece non è cambiata in modo significativo (Konijeti et al., Inflammatory Bowel Diseases, 2017). Uno studio successivo sullo stesso gruppo ha registrato un miglioramento della qualità di vita già dopo 3 settimane (Chandrasekaran et al., Crohn’s & Colitis 360, 2019).
Tiroidite di Hashimoto. In uno studio pilota del 2019 su 17 donne (16 hanno completato il percorso) l’AIP faceva parte di un programma di 10 settimane con supporto di un health coach. Il carico di sintomi misurato con un questionario è sceso da 92 a 29 punti, la qualità di vita è migliorata in tutte le aree e la PCR (un indice di infiammazione) è calata del 29%. Però TSH, ormoni tiroidei e anticorpi anti-tiroide non sono cambiati in modo significativo (Abbott et al., Cureus, 2019). In un altro studio del 2023 su 28 persone con Hashimoto, dopo 12 settimane di AIP i sintomi sono diminuiti, ma gli anticorpi anti-TPO sono addirittura aumentati e i partecipanti hanno perso peso, segno di un deficit calorico (Ihnatowicz et al., Annals of Agricultural and Environmental Medicine, 2023).
Artrite reumatoide. Uno studio pilota del 2026 su 9 adulti ha seguito 8 settimane di AIP. Ha osservato un miglioramento degli indici di attività riferiti dai pazienti, oltre che di stanchezza, sonno e dolore (McNeill et al., Musculoskeletal Care, 2026).
Come leggere questi risultati
- I segnali sono positivi soprattutto su sintomi e qualità di vita. Sono gli aspetti che contano di più per chi vive ogni giorno con una malattia autoimmune.
- Sui marcatori della malattia, come gli anticorpi, i risultati sono incerti o contrastanti. Una revisione del 2025 descrive l’AIP come una dieta di eliminazione personalizzata e chiede studi più ampi e rigorosi (Pardali et al., Metabolism Open, 2025).
- Parte del beneficio può dipendere da altri fattori: smettere di mangiare cibi ultra-processati, perdere peso, dormire meglio, sentirsi seguiti.
Tradotto: l’AIP non è una cura e non “spegne” la malattia autoimmune. È però uno strumento sensato per capire quali alimenti influenzano i tuoi sintomi, se fatto bene e per il tempo giusto. È esattamente così che lo uso con i miei pazienti.
Per chi può avere senso il protocollo AIP
Può essere utile valutarlo, insieme ad un professionista, se:
- hai una diagnosi di malattia autoimmune (Hashimoto, Crohn, rettocolite, artrite reumatoide, psoriasi, lupus, vitiligine, sclerosi multipla…) e segui già la tua terapia;
- nonostante la terapia, hai ancora sintomi persistenti: stanchezza, gonfiore, dolori articolari, disturbi digestivi;
- sospetti che alcuni alimenti peggiorino i tuoi sintomi, ma non riesci a capire quali;
- sei motivato a fare un percorso strutturato di qualche mese.
Quando è meglio evitarlo (o farlo solo con supervisione stretta)
- Gravidanza e allattamento. Il fabbisogno di nutrienti è aumentato e una dieta così restrittiva è sconsigliata.
- Bambini e adolescenti.
- Storia di disturbi alimentari o rapporto difficile con il cibo: una dieta di eliminazione può riattivarli.
- Sottopeso, perdita di peso non voluta o malnutrizione.
- Malattia di Crohn con stenosi intestinali: andrebbero prese delle precauzioni con alcuni alimenti suggeriti e consigliati nella fase 1 del protocollo AIP.
- Patologie multiple o molti farmaci in corso.
In tutti questi casi, e in generale ogni volta che hai una diagnosi, il consiglio è di non fare l’AIP “fai da te” copiando una lista da internet.
Come adattare le mie ricette alla fase di eliminazione
Sul sito trovi il mio ricettario. Alcune ricette sono già compatibili con la fase di eliminazione, altre richiedono una piccola modifica:
Ricetta | Compatibile? | Come adattarla |
|---|---|---|
✅ Sì | Scegli un prosciutto crudo con solo carne e sale, senza conservanti | |
✅ Sì | Nessuna modifica | |
✅ Quasi | Ometti il pepe: patate americane, porro e zafferano sono perfetti | |
⚠️ Con una modifica | Togli la paprika, che è una solanacea, e lascia timo, olio EVO e sale. Puoi aggiungere rosmarino o curcuma | |
⚠️ Con una modifica | Sostituisci il pesto di pistacchio con un trito di basilico, prezzemolo, scorza di limone e olio EVO | |
⚠️ Con una modifica | Usa la farina di cocco (non quella di mandorle). Al posto del curry e del pepe usa curcuma, zenzero fresco e aglio | |
⚠️ Con una modifica | Al posto dell’uovo, spennella il pollo con un po’ di latte di cocco o olio EVO prima di passarlo nel cocco | |
Dolcetti al cocco, pancake e piadina alle mandorle, biscotti di riso, tenerina | ❌ Non in eliminazione | Contengono uova, frutta secca, cereali o cacao: tienili per la fase di reintroduzione |
Un esempio di giornata in fase di eliminazione
Solo per darti un’idea concreta (le quantità vanno personalizzate):
- Colazione: una pera a fette o mezzo melone con prosciutto crudo DOP (è fondamentale scegliere un prodotto con solo carne e sale, senza nitriti o conservanti) e scaglie di cocco essiccato al naturale (non dolcificate) oppure salmone affumicato selvaggio senza additivi con avocado maturo, un filo di olio EVO a crudo e frutta fresca. Sì, nell’AIP la colazione è spesso salata.
- Pranzo: cestino di cernia con barbabietole alla julienne e verdure a foglia.
- Spuntino: frutta fresca con una manciata di olive (verdi o nere, purché conservate in acqua e sale)
- Cena: straccetti di pollo al cocco (versione senza uovo) con chips di patate dolci (senza paprika) e broccoli al vapore.
I 5 errori più comuni che vedo con l’AIP
- Farlo senza aver escluso la celiachia, come abbiamo visto sopra.
- Non mangiare abbastanza. Togliendo cereali e legumi è facile andare in deficit calorico senza accorgersene, e la stanchezza peggiora invece di migliorare.
- Sostituire tutto con prodotti “AIP friendly” industriali. Il punto è mangiare cibo vero, non dolcetti confezionati con un’etichetta diversa.
- Saltare la reintroduzione e restare in eliminazione per anni.
- Aspettarsi che la dieta sostituisca la terapia. Non è così, e sospendere i farmaci può essere pericoloso.
Domande frequenti sul protocollo AIP
Quanto dura il protocollo AIP?
La fase di eliminazione dura in genere da 30 a 90 giorni; negli studi clinici circa 6 settimane. La reintroduzione richiede poi qualche mese, perché si testa un alimento alla volta. Non è una dieta da seguire per sempre.
Qual è la differenza tra dieta paleo e AIP?
Entrambe escludono cereali, legumi, latticini e cibi industriali. L’AIP, nella prima fase, toglie in più uova, frutta secca, semi, solanacee, caffè, cacao e alcol. È più restrittivo, ma è temporaneo e prevede la reintroduzione.
La patata dolce si può mangiare nell’AIP?
Sì. La patata dolce (o patata americana) non è una solanacea, a differenza della patata comune, quindi è permessa ed è una delle fonti di carboidrati più usate nel protocollo. La solanina, in particolare è un glicoalcaloide di difesa che si concentra maggiormente nella buccia, nei germogli (i cosiddetti “occhi”) e nello strato immediatamente sottostante della patata comune. La sua concentrazione aumenta in modo drastico, manifestandosi spesso con una pigmentazione verde, quando il tubero subisce danni fisici o viene esposto alla luce solare.
Nell’AIP si può bere il caffè?
No, non nella fase di eliminazione, perché il caffè è un seme. Di solito si prova a reintrodurlo nelle fasi intermedie. Molte persone lo tollerano bene.
Il protocollo AIP fa dimagrire?
Spesso sì, perché elimina cibi processati, zuccheri e alcol. Ma non è una dieta dimagrante e non va usata a quello scopo. Anzi, una perdita di peso non voluta è un segnale da monitorare.
L’AIP funziona per la tiroidite di Hashimoto?
I piccoli studi disponibili mostrano un miglioramento di sintomi e qualità di vita. Non mostrano invece cambiamenti significativi di TSH e anticorpi anti-tiroide. Può quindi aiutarti a stare meglio, ma non sostituisce la terapia con levotiroxina, se prescritta. Nella pratica clinica funzionale, è fondamentale spiegarti che gli anticorpi non sono l’unico “tabellone segnapunti” della malattia. La memoria del sistema immunitario è a lungo termine. Il protocollo AIP può aiutarti a ridurre i sintomi: puoi stare molto meglio anche se gli anticorpi restano presenti, perché la loro produzione può richiedere anni per ridursi, o non azzerarsi mai. L’AIP rimane uno strumento potentissimo, ma il suo vero successo si misura sulla vitalità e sulla sparizione dei sintomi, non sul referto degli anticorpi.
Si può fare l’AIP da vegetariani o vegani?
È molto difficile. Senza legumi, cereali, uova, latticini, frutta secca e semi restano poche fonti proteiche vegetali, e il rischio di carenze diventa alto. In questi casi è meglio valutare con un professionista un approccio diverso.
Posso fare l’AIP da solo?
Tecnicamente sì, ma se hai una diagnosi autoimmune ti consiglio di farti seguire. Un professionista ti aiuta a evitare carenze, a impostare quantità adeguate e soprattutto a gestire bene la reintroduzione, che è la parte più delicata.
In sintesi
- Il protocollo AIP è una dieta di eliminazione temporanea per chi ha malattie autoimmuni, seguita da una reintroduzione un alimento alla volta.
- Si basa su carne, pesce, verdure, frutta e grassi di qualità. Per qualche settimana toglie cereali, legumi, latticini, uova, frutta secca, semi, solanacee, caffè, cacao, zuccheri e alcol.
- Gli studi, piccoli ma incoraggianti, mostrano benefici soprattutto su sintomi e qualità di vita, meno sui marcatori della malattia.
- Prima di iniziare fai gli esami per la celiachia. Durante non sospendere la terapia. Dopo non restare in eliminazione per sempre.
Non posso cambiare la tua genetica. Ma possiamo lavorare insieme sui fattori che la attivano, un pasto alla volta.








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Fonti principali
- Konijeti GG et al. Efficacy of the Autoimmune Protocol Diet for Inflammatory Bowel Disease. Inflamm Bowel Dis. 2017. doi:10.1097/MIB.0000000000001221
- Chandrasekaran A et al. An Autoimmune Protocol Diet Improves Patient-Reported Quality of Life in Inflammatory Bowel Disease. Crohns Colitis 360. 2019. doi:10.1093/crocol/otz019
- Abbott RD et al. Efficacy of the Autoimmune Protocol Diet as Part of a Multi-disciplinary, Supported Lifestyle Intervention for Hashimoto’s Thyroiditis. Cureus. 2019. doi:10.7759/cureus.4556
- Ihnatowicz P et al. Effects of Autoimmune Protocol (AIP) diet on changes in thyroid parameters in Hashimoto’s disease. Ann Agric Environ Med. 2023. doi:10.26444/aaem/166263
- McNeill JJ et al. The Effect of an Autoimmune Protocol (AIP) Diet in Adults With Rheumatoid Arthritis: A Single Arm Crossover Pilot Feasibility Study. Musculoskeletal Care. 2026. doi:10.1002/msc.70214
- Pardali EC et al. Autoimmune protocol diet: A personalized elimination diet for patients with autoimmune diseases. Metabolism Open. 2025. doi:10.1016/j.metop.2024.100342
- American College of Rheumatology, Patient Blog. What Is the Autoimmune Protocol Diet? 2025
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico. Prima di modificare la tua alimentazione in presenza di una patologia, consulta il tuo medico curante o lo specialista di riferimento.